Luigi è uno dei 3 fondatori della Socità Ciclistica Gli Arditi e il suo presidente onorario.
Riguardo la missione su Annapurna:
Riguardo la missione su Khardung La:
Riguardo la scoula di mountain bike provinciale presso il Parco della Bio Diversità Meditteranea, Catanzaro:
Riguardo il gran fondo La Via dei Francesi:
Il covo del biker
, MTB Magazin
Trofeo dei Parchi Naturali
, MTB Magazin (probabilmente 2004)
Luigi Bevacqua racconta la sua impresa sull'Annapurna:
Nel 2006 decisi di partecipare con un gruppo di bikers che provenivano da tutta Italia ad un viaggio in Himalaya. L'itinerario comprendeva il Khardong La, un passo che con i suoi 5602 m di altitudine è il passo carrozzabile più alto al mondo. Uno dei motivi che mi spinse a partecipare era quello di compiere una scalata a questo passo in un tempo record. Le fatiche e gli allenamenti intensi compiuti durante la primavera furono determinanti, percorsi i 40 km di salita con 2100 m di dislivello in 2 ore e 56 minuti conquistando il record della cronoscalata in alta quota - fu una grande soddisfazione. Insieme all'organizzatore del viaggio, decidemmo di preparare un nuovo viaggio che comprendesse un'altro record: riuscire a portare la bici oltre i 6000 m. Non fu facile, varie ricerche ci portarono ad affrontare il trekking dell'Annapurna, un 8000 straordinario che si trova in Nepal. Purtroppo avevamo dovuto rinunciare all'Everest per i problemi legati alla chiusura del territorio Tibetano ai turisti. Il mese di ottobre è quello consigliato per affrontare questa montagna, le ricerche ci avevano portato a conoscere Francesco Sordano, ragazzo italiano che vive e gestisce un albergo in Nepal, insieme a lui avevamo trovato gli scerpa che ci avrebbero accompagnato, e la guida Italiana, Andrea Zanrossi. Alla fine il gruppo era composto da me, Andrea, Marco (un amico di Andrea) e una guida nepalese, Hokkiss, che è stato campione del Asia di mountain bike.
Prima della partenza fui invitato alla Casa del Tibet, Votigno, che è una onlus che si occupa della questione Tibetana. Qui mi fu consegnata una bandiera che rappresenta la pace fra i popoli e una bandiera del Tibet che è stata consacrata dalla Dalai Lama. Il mio compito era quello di portarle nel punto più alto del mio itinerario per impiantare quella della pace fra i popoli e sventolare la bandiera Tibetana cosi che si sarebbero diffuse con il vento in tutto il mondo le preghiere del Dalai Lama.
Il 13 ottobre, la Provincia di Catanzaro, organizzò una conferenza stampa per presentare ufficialmente questo progetto, invitai anche il Dot. Dallari, che gentilmente venne per spiegare nei dettagli anche questo aspetto del viaggio.
Finalmente arrivò venerdì 17, data di partenza, il ritrovo a Malpensa mi costrinse ad un lungo trasferimento con l'auto. Ad attenderci all'aeroporto di Khatmandu c'erano gli scerpa che ci avrebbero accompagnato durante il viaggio. Ci portarono al Planet Hotel, dove finalmente ebbi l'onore di conoscere Francesco Sordano, il milanese che insieme a Stefano Merzi avevano reso possibile questo mio sogno. Finalmente in bici, la prima tappa prevedeva 60 km, un saliscendi interminabile che ci permise anche di prendere confidenza con il territorio. Dalla 2^ alla 5^ tappa le cose cambiarono, molti tratti dovemmo farli a piedi. Fu determinante la preparazione atletica; nonostante le ore passate con la bici in spalla non accusavo grande fatica, anzi spesso raggiungevo la nostra meta prima di ogni altro e per non fermarmi rischiando di raffreddarmi, tornavo sui miei passi ad aiutare i compagni e la guida biker nepalese. Mi diedero anche un soprannome che ricorda un grande guerriero pellerossa: "Cavallo Pazzo". Il panorama era straordinario, prima di partire mi dissero che questo era uno dei trekking più belli al mondo, a questo punto posso confermarlo; le vette di questa catena himalayana sono bellissime, montagne perfette che ci accompagnavano durante le nostre immense fatiche. Alla 6^ tappa misi anche alla prova il mio fisico in un tentativo di scalata, durante la visita di un tempio buddista in riva ad un lago a circa 3500 m di quota provai a salire a piedi, raggiunsi i 4000 in 20 minuti circa senza fare troppa fatica.
Finalmente arrivò l'ottava tappa, quella che comprendeva la scalata al passo più alto di questo itinerario, i suoi 5400 m erano il punto di partenza della mia scalata. I giorni precedenti avevano bruciato gran parte dele mie energie, sapevo che non avrei avuto altre opportunità, la fortuna ci aveva concesso giornate straordinarie, non potevo fallire, la tensione saliva man mano che mi avvicinavo al passo, i miei compagni di viaggio erano stremati, non sarebbero saliti con me e Hokkiss, appena raggiunto il passo decisero di scendere anche perchè il mal di quota li aveva colpiti. Mi caricai la bici in spalla, nello zaino avevo macchina fotografica, altimetro e le bandiere che dovevo piantare, il freddo era micidiale, non avevamo una meta, il mio scopo era quello di salire il più possibile, ci incamminammo. l'altitudine rendeva il respiro affannoso anche solo per parlare, figuriamoci con quel carico sopra le spalle. Hokkass raggiunse i 5900 m di quota poi dovette arrendersi alla fatica e al freddo, io proseguii fino ai 6280 m. La macchina fotografica non funzionava dal freddo, per fortuna la telecamera si, riuscii a girare qualche immagine delle bandiere e dell'altitudine raggiunta, poi mi incamminai velocemente verso il punto di partenza. Ero stremato ma euforico, sapevo di aver compiuto una vera impresa, l'emozione e qualche lacrima mi avevano accompagnato durante la discesa a piedi. Raggiunto il passo salii sulla bici per affrontare la discesa che mi avrebbe portato al punto tappa. La stanchezza era arrivata a tal punto che avevo l'impressione di addormentarmi sulla bici, decisi di scendere a piedi perchè stava diventando troppo pericoloso, la forte pendenza, alcuni tratti ghiacciati e la mancanza di riflessi mi portarono a urtare una grossa pietra costringendomi ad una rovinosa caduta, per fortuna senza grossi danni, un ginocchio ammaccato e qualche botta su tutto il corpo. Dal giorno dopo il viaggio fu molto più dolce e piacevole, oramai lo scopo l'avevo raggiunto, la tensione era svanita, ora potevo godere fino in fondo la bellezza di questo luogo straordinario.
Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questa impresa.
Luigi Bevacqua, Tiriolo 2008
Vedi le fotografie da Anna Purna sul album di foto de Gli Arditi.
Dopo la l'impresa di Annapurna, un amico e allievo di Luigi ha voluto esprimere la sua ammirazione verso di lui regalandogli una statuetta a forma di MTB acompagnata da una lettera con questo testo:
Carissimo campione di M.T.B.
Tu che hai conquistato due delle vette più alte del mondo in bici, da parte mia hai la più grande stima sportiva per questi successi. Tu sei stato premiato con coppe e targhe ed hai stretto le mani a persone importanti — chi ti scrive queste parole è un semplice ciclista che lotta per non arrivare fra gli ultimi; ma lo spirito e la grinta è quella di un leone.
Questo piccolo regalo ha diversi significati:
– il colore oro per il titolo vinto;
– la forma di M.T.B., che rappresenta la tua passione, l’amore, gioie e dolore per questo sport.
Concludo questa lettera dicendo che sarà sempre un onore pedalare e sentire i tuoi consigli di campione.
A nuovi successi
Biker Antonio Critelli, 2009
Il sentimento di Antonio è condiviso da tanti di noi che conosciamo Luigi.